No. Non soffro di sdoppiamento della personalità. E' che da qualche tempo mi sono innamorata di tutto ciò che ha a che fare con la Francia o forse ho solo riscoperto qualcosa di sopito. Intendiamoci non proprio tutto tutto! E' scattato però qualcosa di inspiegabile che mi ha portato negli ultimi mesi alla ricerca di "cose di Francia" perlopiù musica e film visto che con baguettes e croissants abbiamo, purtroppo, un ottimo rapporto da anni. Poi se proprio vogliamo dirla tutta io mi sarei anche organizzata sin nel minimo dettaglio la mia vacanza ideale parigina ma diciamo che era solo un tentativo per testare le mie potenzialità di "personal traveller"...sè sè.
Poi, manco a farlo apposta, ho dovuto, per cause di forza maggiore, tornare a studiare il francese. Alleluia!
E qui però il terreno si fa pericoloso perchè, mi rendo conto, devo proprio ricominciare da zero.
Oltretutto sono quattro anni che non tocco libro e sono veramente fuori forma...mentale proprio.
Ora, cosa si può fare per ovviare a questa cosa? Bè niente di speciale. Bisogna solo mettersi lì, tutti i giorni, un pò al giorno e studiare. Si. Facile come centrare un sei al superenalotto se poi devi pure lavorare, cucinare, fare la spesa e chi più ne ha più ne metta. Ma il mio corpo mi è venuto in aiuto. Si sa che quando tiriamo troppo la corda, se non siamo noi a fermarci, prima o poi il nostro corpo ce lo fa capire e quindi via con raffreddori, mal di schiena, herpes, dermatiti, congiuntiviti e quant'altro.
Il mio, di corpo, che si ricorda di me soprattutto nelle ricorrenze (embè si vede che ci tiene!) per festeggiare degnamente Halloween ha deciso di regalarmi una bella faccia a forma di zucca : un bell'ascesso dentale coi controcazzi! E sticazzi però! Quindi dopo aver patito le pene dell'inferno, dormito due ore in due notti e iniziato una cura che mi porterà dritta dritta tra le braccia di un vampiro...ehm...dentista volevo dire, ecco che decido di impiegare questi giorni in cui sono costretta a casa a.....studiare? Si, ma a modo mio! Ho capito che il mio problema principale è la scarsezza di vocabolario. A che mi serve sapere come coniugare un verbo se poi non so il suo significato nella mia lingua? Visto che oltretutto dovrò fare anche un test di traduzione?
Quindi l'altra sera, col mio bel faccione e il mio caldo plaid, mi sono posizionata sul divano e mi sono sparata una bella carrellata di film francesi. Ho iniziato con un titolo che mi ero sempre rifiutata di prendere in considerazione pensando fosse un filmetto smielato alla "Tempo delle mele". Ebbene mi sbagliavo. "Le fabuleux destin d'Amélie Poulain " non è affatto il genere di film che pensavo, tutt'altro. Una carrellata di personaggi bizzarri con le loro manie e fobie (il padre di Amélie e il suo nano da giardino, Georgette la tabaccaia e la sua ipocondria, il fruttivendolo Collignon e i suoi modi rudi), una fotografia che davvero rende l'idea del mondo surreale che Amélie si è creata ( i colori, gli ambienti, gli oggetti sembrano partoriti dalla sua mente), il tutto corredato da una splendida colonna sonora che di sicuro non ci fa dimenticare dove ci troviamo. E' un film che riguarderò sicuramente anche perchè avendolo visto in francese sicuramente mi sono persa qualcosa e mi rendo conto di non aver assaporato tutto nei dettagli. Dopo essere rimasta sorpresa e affascinata dall'interpretazione della giovane Audrey Tautou ho scelto di continuare la mia serata francese con una vecchia volpe: l'intramontabile Gérard Depardieu. A' suivre....
Informazioni personali
- Una mente nostalgica che butta sempre un occhio al passato e l'altro pure! Affetta da Anglofilia acuta, divoro compulsivamente serie tv, musica anni '90 e la mia wishlist libresca copre esattamente la distanza da Thornfield Hall a Magrathea.
3 nov 2011
4 ott 2011
La tv che non va troppo per il " Sottile "
Stasera ho acceso per sbaglio la tv. Credo che mi toglierò il vizio per un altro po'. Non l'avessi mai fatto! Eppure Twitter ci aveva provato ad avvisarmi con l'hashtag #Amanda Knox ma io mi ero lasciata distrarre dalla disputa #Vascomerda vs #Nonciclopedia e così ci sono cascata. Insomma una giornatina piena oggi . Si capisce che avevo la giornata libera? Neanche una Wingardium Leviosa avrebbe smosso le mie ciappett dalla sedia oggi pomeriggio e infatti mi sono ciucciata tutti i commenti su questi due avvenimenti che hanno dominato il mio pomeriggio sul web. Non contenta stasera ho appunto avuto la pessima idea di accendere il televisore e TA-DA'! C'è Chuck Norris!
E fin qui tutto regolare. Ma all'improvviso parte una musica inquietante e la voce di Norman Bates mi annuncia che sto per...no, no, un momento. Parte la musica inquietante e Salvo Sottile, la voce del momento, mi annuncia che di lì a poco sarò in diretta con Perugia per assistere al verdetto del processo di Meredith Kercher. Premetto che non ho seguito la vicenda e quindi non mi sento di esprimere un giudizio in merito al fatto che la Knox e Sollecito siano stati assolti, sono però molto dispiaciuta che alla fine quella povera ragazza inglese non abbia ancora avuto giustizia. E sono anche profondamente disgustata dalla piega che hanno preso, da qualche anno a questa parte, le trasmissioni televisive che trattano di cronaca. Riformulo: gli show televisivi che maltrattano la cronaca. Perché di questo si tratta. Mi si conceda il gioco di parole.
Avevo concesso (aridaje!) il beneficio del dubbio a Quarto grado perchè non l'avevo mai vista, anche se ne avevo intuito il modus operandi . Non mi sbagliavo infatti.
In principio c'era Vespa, coi suoi plastici e l'inquietante criminologo, poi arrivano i salotti delle varie D'Urso, Venier, popolati da improbabili opinionisti e dai conoscenti dell'amico del marito della zia della vittima di turno e poi, infine, quel simpaticone di Sottile che stasera ha avuto il cu...ehm... la fortuna di andare in onda proprio negli attimi in cui si decideva il destino di Amanda e Raffaele. Ma mi chiedo: trattasi di fortuna o di qualcos'altro?
Cioè fino a che punto i media si trovano al posto giusto, al momento giusto?
Non voglio pensare che i giudici abbiano aspettato di sentire la stessa musica inquietante che ho sentito io per uscire dai loro uffici e pronunciare la sentenza ma dobbiamo ammettere che da Cogne in poi i processi si sono fatti più in televisione che in tribunale e di sicuro lavorare sapendo di avere i giornalisti che ti alitano sul collo non ti permette di svolgere il tuo lavoro in tutta serenità. O no?
C'è anche da dire però che la colpa non è tutta loro, dei media cioè, o del nostro "povero" Salvo, perchè chi compra i giornali, i tabloid nello specifico, e guarda quei salotti televisivi di un certo tipo, siamo noi! Cioè io no veramente. Ma so di cosa sto parlando. Non fosse altro per il fatto che per anni ho dovuto sorbirmi passivamente queste perle televisive. D'altronde la tv in casa era una e la parrucchiera del paese non è che mettesse a disposizione i saggi di Montaigne per ingannare l'attesa del tuo turno. Comunque, tornando al discorso, se non ci fosse un pubblico che li segue, questi programmi non avrebbero ragion d'esistere. E questa è la cosa che mi inquieta di più : sembra che si vada alla ricerca del macabro non nelle sale di un cinema o tra le pagine di un libro ma in una villetta di un paese di provincia o in una caserma militare del centro Italia o in un cantiere disperso nelle valli bergamasche. Nelle vite cioè di famiglie che, per sfortuna loro, si sono trovate ad affrontare delle gravi tragedie e che spesso hanno visto l'immagine del loro caro congiunto sulle copertine dei tabloid accanto alle gambe di Belen o alla faccia di Lele Mora.
Abominevole! Ancor più abominevole è il fatto che impariamo i loro nomi, memorizziamo le loro facce e parliamo di loro sui social network, con gli amici, con i colleghi. Finché lo si fa in un certa misura va anche bene ma quando è troppo è troppo.
E lo dico con cognizione di causa che siamo arrivati al peggio del peggio. Un mio collega un bel giorno si è sentito rivolgere queste parole da un cliente: " Scusa, posso dirti una cosa? Non ti offendere però, anche perché ancora non hanno detto se è colpevole o no...sai che somigli a Salvatore Parolisi!" Ma dico, ma stiamo scherzando?? Siamo davvero arrivati a questo punto?? Facciamoci un esame di coscienza e diamoci una bella passata di cilicio sulla schiena perché stiamo veramente messi male.
Lasciamo che siano magistrati e investigatori a occuparsi dei delitti, quelli veri. Per il resto c'è sempre C.S.I!
Pace & discrezione
Stay tuned!
E fin qui tutto regolare. Ma all'improvviso parte una musica inquietante e la voce di Norman Bates mi annuncia che sto per...no, no, un momento. Parte la musica inquietante e Salvo Sottile, la voce del momento, mi annuncia che di lì a poco sarò in diretta con Perugia per assistere al verdetto del processo di Meredith Kercher. Premetto che non ho seguito la vicenda e quindi non mi sento di esprimere un giudizio in merito al fatto che la Knox e Sollecito siano stati assolti, sono però molto dispiaciuta che alla fine quella povera ragazza inglese non abbia ancora avuto giustizia. E sono anche profondamente disgustata dalla piega che hanno preso, da qualche anno a questa parte, le trasmissioni televisive che trattano di cronaca. Riformulo: gli show televisivi che maltrattano la cronaca. Perché di questo si tratta. Mi si conceda il gioco di parole.
Avevo concesso (aridaje!) il beneficio del dubbio a Quarto grado perchè non l'avevo mai vista, anche se ne avevo intuito il modus operandi . Non mi sbagliavo infatti.
In principio c'era Vespa, coi suoi plastici e l'inquietante criminologo, poi arrivano i salotti delle varie D'Urso, Venier, popolati da improbabili opinionisti e dai conoscenti dell'amico del marito della zia della vittima di turno e poi, infine, quel simpaticone di Sottile che stasera ha avuto il cu...ehm... la fortuna di andare in onda proprio negli attimi in cui si decideva il destino di Amanda e Raffaele. Ma mi chiedo: trattasi di fortuna o di qualcos'altro?
Cioè fino a che punto i media si trovano al posto giusto, al momento giusto?
Non voglio pensare che i giudici abbiano aspettato di sentire la stessa musica inquietante che ho sentito io per uscire dai loro uffici e pronunciare la sentenza ma dobbiamo ammettere che da Cogne in poi i processi si sono fatti più in televisione che in tribunale e di sicuro lavorare sapendo di avere i giornalisti che ti alitano sul collo non ti permette di svolgere il tuo lavoro in tutta serenità. O no?
C'è anche da dire però che la colpa non è tutta loro, dei media cioè, o del nostro "povero" Salvo, perchè chi compra i giornali, i tabloid nello specifico, e guarda quei salotti televisivi di un certo tipo, siamo noi! Cioè io no veramente. Ma so di cosa sto parlando. Non fosse altro per il fatto che per anni ho dovuto sorbirmi passivamente queste perle televisive. D'altronde la tv in casa era una e la parrucchiera del paese non è che mettesse a disposizione i saggi di Montaigne per ingannare l'attesa del tuo turno. Comunque, tornando al discorso, se non ci fosse un pubblico che li segue, questi programmi non avrebbero ragion d'esistere. E questa è la cosa che mi inquieta di più : sembra che si vada alla ricerca del macabro non nelle sale di un cinema o tra le pagine di un libro ma in una villetta di un paese di provincia o in una caserma militare del centro Italia o in un cantiere disperso nelle valli bergamasche. Nelle vite cioè di famiglie che, per sfortuna loro, si sono trovate ad affrontare delle gravi tragedie e che spesso hanno visto l'immagine del loro caro congiunto sulle copertine dei tabloid accanto alle gambe di Belen o alla faccia di Lele Mora.
Abominevole! Ancor più abominevole è il fatto che impariamo i loro nomi, memorizziamo le loro facce e parliamo di loro sui social network, con gli amici, con i colleghi. Finché lo si fa in un certa misura va anche bene ma quando è troppo è troppo.
E lo dico con cognizione di causa che siamo arrivati al peggio del peggio. Un mio collega un bel giorno si è sentito rivolgere queste parole da un cliente: " Scusa, posso dirti una cosa? Non ti offendere però, anche perché ancora non hanno detto se è colpevole o no...sai che somigli a Salvatore Parolisi!" Ma dico, ma stiamo scherzando?? Siamo davvero arrivati a questo punto?? Facciamoci un esame di coscienza e diamoci una bella passata di cilicio sulla schiena perché stiamo veramente messi male.
Lasciamo che siano magistrati e investigatori a occuparsi dei delitti, quelli veri. Per il resto c'è sempre C.S.I!
Pace & discrezione
Stay tuned!
3 ott 2011
INVISIBILI #1: I Leningrad cowboys
Eh si. Ci sto prendendo gusto. Sarà che ho più tempo a disposizione per i cazzeggi vari, sarà che in questo periodo sono più nostalgica del solito, sarà quel che sarà. Fatto sta (azz che rima!) che ho deciso di inaugurare una serie di post sui miti musicali della mia gioventù che, o sono scomparsi dalla piazza ma continuano ad essere in attività o non se li filava nessuno pure allora, ma che per una fortuita coincidenza ho avuto il piacere di conoscere. Inauguro la serie con dei personaggini dallo stile tutt'altro che sobrio, e qui mi riferisco in particolare al trucco, parrucco e vestiario. Li ho scoperti grazie a un altro personaggio, pure lui poco sobrio, ma qui mi riferisco al tasso alcolemico nello specifico, che ho avuto il piacere di conoscere più di qualche anno fa. Non proprio ai tempi in cui Berta filava, ma tipo quando ancora internet non era così diffuso come lo è adesso e per intrattenere una "relazione"...cough cough....con una persona, ci si scriveva delle lettere. Vabbè, senza andare per le lunghe, un bel giorno mi arriva, insieme alla lettera, un pacchettino che contiene una cassetta. Nella lettera il tizio in questione mi spiega che quello è uno dei suoi gruppi preferiti. Ci fosse stato già Lost, all'epoca, mi sarei sentita come Kate che esce dalla tenda di Sawyer e si vede recapitare la mixed tape di Phil Collins, ma io all'epoca non colsi il gesto carino.
Anche perchè i tizi che erano raffigurati sulla copertina della cassetta, sembrava mi osservassero sfottendomi, con quella loro capigliatura strana, un misto tra la "Signorina Carlo" della Marchesini con la "cofana" ammosciata , Elvis dopo una notte insonne e Ace Ventura pettinato a colpi di petardi.
Insomma, mi fosse arrivata pure a me una cassetta di Phil Collins, di Bryan Adams, che so... Bon Jovi ecco, mi sarei sciolta come un'ecodose nel cestello della lavatrice ma... ma questi CHI SONO??
Presto detto. Infilo la cassetta nel buon caro vecchio mangianastri e TAC! Amore a primo ascolto!
Questi strani tipi fanno un rock da paura! Sono degli ottimi musicisti che accostano chitarra elettrica e balalaika in modo geniale: te la fanno sembrare facile e tu ci credi! Ma da dove arrivano? "Chi li ha sciolti?"- direbbe un mio caro compaesano (n.b "sciolto" nello slang del mio paese means "slegato", "lasciato andare"). I Leningrad Cowboys sono finlandesi, cantano in inglese, "suonano in russo" e ci sanno fare. Voce solista che non ha nulla da invidiare a certi leader di gruppi rock, hair rock o hard rock, che dir si voglia, degli anni '80: in pratica Joey Tempest degli Europe gli fa un baffo a 'sto qua, anzi un ciuffo gli fa!
Poi scopri che hanno avuto più o meno lo stesso destino dei Blues brothers e vai in brodo di giuggiole.
I Leningrad cowboys infatti, proprio come la famosa blues band, sono stati lanciati da un film: un'opera del finlandese Aki Kaurismaki, regista molto apprezzato dagli addetti ai lavori. Poi hanno proseguito la loro carriera sull'onda di quel successo, tanto da arrivare a suonare nella piazza principale di Helsinki acompagnati nientepopodimenoche dal Coro dell'Armata rossa di Mosca. Negli anni '90 parteciparono anche agli Mtv music awards e se all'inizio cercarono di farsi conoscere pubblicando per lo più cover di pezzi famosi, pressapoco quando mi arriva la mixed tape, iniziano a pubblicare canzoni inedite.
Di una in particolare vorrei parlare, una bellissima ballata, che si intitola proprio "Leningrad".
Allora mi metteva una tristezza inspiegabile addosso. Ancora non ci capivo granchè d'inglese ma quello che percepivo era un profondo senso di nostalgia.
"Leningrad" è stata scritta più o meno negli anni successivi alla caduta dell'U.R.S.S, l'ex Unione Sovietica, e quella nostalgia che coglievo era forse tipica di chi andando incontro al nuovo, all'ignoto, si sentiva un pò smarrito.
La canzone parla appunto di quello che potrebbe essere un militare, un profugo o qualsiasi persona che, dopo molto tempo, torna a casa, in quella città che lui ha sempre conosciuto come Leningrado ma che ora tutti chiamano San Pietroburgo.
Si rende conto che tutto è cambiato ma lo accetta comunque "It's no one fault's that the times have changed" . E se da un lato teme cio che il futuro gli può riservare dall'altro non vede l'ora di scoprirlo.
L'avessi capito allora il senso, non avrei avuto una così bassa considerazione del mio "amico di penna", altro che Phil Collins!
FORTUNA IN ITALIA : i Leningrad sono conosciuti, oltre che nel loro Paese, principalmente nei paesi dell'Est, in Germania e in Austria ( su quest'ultimo Paese dò la mia parola....cough cough...).
In Italia li abbiamo sentiti negli ultimi tempi, probabilmente non sapendo chi fossero, grazie a una pubblicità di un noto operatore di telefonia mobile che ci ha sfracanato i maroni col suo Life is now!
La canzone è "Happy together", brano originariamente dei Turtles, ma che i Cowboys interpretano alla grande come solo loro sanno fare.
Mi pare d'aver detto tutto quello che mi sentivo di dire. Vado a riguardarmi il video di Leningrad e a dare un 'occhiata al sito ufficiale dei Cowboys. Sniff sniff.
Pace & sobrietà
Stay tuned and thank you very MANY! (cit.)
http://www.leningradcowboys.fi/
Questi strani tipi fanno un rock da paura! Sono degli ottimi musicisti che accostano chitarra elettrica e balalaika in modo geniale: te la fanno sembrare facile e tu ci credi! Ma da dove arrivano? "Chi li ha sciolti?"- direbbe un mio caro compaesano (n.b "sciolto" nello slang del mio paese means "slegato", "lasciato andare"). I Leningrad Cowboys sono finlandesi, cantano in inglese, "suonano in russo" e ci sanno fare. Voce solista che non ha nulla da invidiare a certi leader di gruppi rock, hair rock o hard rock, che dir si voglia, degli anni '80: in pratica Joey Tempest degli Europe gli fa un baffo a 'sto qua, anzi un ciuffo gli fa!
Poi scopri che hanno avuto più o meno lo stesso destino dei Blues brothers e vai in brodo di giuggiole.
I Leningrad cowboys infatti, proprio come la famosa blues band, sono stati lanciati da un film: un'opera del finlandese Aki Kaurismaki, regista molto apprezzato dagli addetti ai lavori. Poi hanno proseguito la loro carriera sull'onda di quel successo, tanto da arrivare a suonare nella piazza principale di Helsinki acompagnati nientepopodimenoche dal Coro dell'Armata rossa di Mosca. Negli anni '90 parteciparono anche agli Mtv music awards e se all'inizio cercarono di farsi conoscere pubblicando per lo più cover di pezzi famosi, pressapoco quando mi arriva la mixed tape, iniziano a pubblicare canzoni inedite.
Di una in particolare vorrei parlare, una bellissima ballata, che si intitola proprio "Leningrad".
Allora mi metteva una tristezza inspiegabile addosso. Ancora non ci capivo granchè d'inglese ma quello che percepivo era un profondo senso di nostalgia.
"Leningrad" è stata scritta più o meno negli anni successivi alla caduta dell'U.R.S.S, l'ex Unione Sovietica, e quella nostalgia che coglievo era forse tipica di chi andando incontro al nuovo, all'ignoto, si sentiva un pò smarrito.
La canzone parla appunto di quello che potrebbe essere un militare, un profugo o qualsiasi persona che, dopo molto tempo, torna a casa, in quella città che lui ha sempre conosciuto come Leningrado ma che ora tutti chiamano San Pietroburgo.
Si rende conto che tutto è cambiato ma lo accetta comunque "It's no one fault's that the times have changed" . E se da un lato teme cio che il futuro gli può riservare dall'altro non vede l'ora di scoprirlo.
L'avessi capito allora il senso, non avrei avuto una così bassa considerazione del mio "amico di penna", altro che Phil Collins!
FORTUNA IN ITALIA : i Leningrad sono conosciuti, oltre che nel loro Paese, principalmente nei paesi dell'Est, in Germania e in Austria ( su quest'ultimo Paese dò la mia parola....cough cough...).
In Italia li abbiamo sentiti negli ultimi tempi, probabilmente non sapendo chi fossero, grazie a una pubblicità di un noto operatore di telefonia mobile che ci ha sfracanato i maroni col suo Life is now!
La canzone è "Happy together", brano originariamente dei Turtles, ma che i Cowboys interpretano alla grande come solo loro sanno fare.
Mi pare d'aver detto tutto quello che mi sentivo di dire. Vado a riguardarmi il video di Leningrad e a dare un 'occhiata al sito ufficiale dei Cowboys. Sniff sniff.
Pace & sobrietà
Stay tuned and thank you very MANY! (cit.)
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